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Il 2012: un anno di attacchi senza precedenti alle classi lavoratrici

In Italia, come in gran parte della UE, il 2012 è stato un anno in cui le politiche di austerity hanno segnato il clima politico.

 

L'azione del governo Monti - continuazione di quella del governo Berlusconi - si è esplicata implacabile su vari fronti, colpendo diritti e tutele dei lavoratori (col blocco della contrattazione nel settore pubblico e liberalizzando i licenziamenti nel settore privato), tagliando la spesa sociale per scuola e sanità, puntando alla riduzione del deficit, con conseguente impoverimento delle classi lavoratrici e crollo della domanda interna e dei consumi (-4,8% rispetto al 2011).

Una grave sottovalutazione dell'effetto recessivo dei tagli alla spesa pubblica ha portato ad una drastica diminuzione del PIL per il 2012 (-2,4%).

Il rapporto debito pubblico/PIL è passato dal 120% del 2011 al 126% del 2012. Le cause stavano negli elevati tassi di interesse, nell'approvazione del "Fiscal compact" sottoscritto da Berlusconi e ratificato da Monti, dalla caduta del reddito. Il rapporto deficit/PIL si attesta al 3% per il 2012, ma il governo Monti puntava addirittura allo 0,5%!!!

La pressione fiscale è schizzata dal 42,5% del 2011 al 44,7% del 2012. Il colossale aumento delle tasse ha fatto aumentare le entrate complessive dello Stato del 4%. Ma il crollo dei consumi ha fatto diminuire il gettito dell'IVA del 2%, con una contrazione di €1,7 miliardi.

I salari mostrano una "rigidità" verso il basso. Le retribuzioni contrattuali orarie salgono solo dell'1,4% su base annua, perciò sotto l'inflazione addirittura di 1,8 punti! Monti ha deciso il blocco contrattuale nel Pubblico Impiego fino al 2014, contribuendo non poco alla frenata dei consumi e alla stagnazione della produzione. Con "L'accordo di produttività" con una parte dei sindacati, inoltre, si perdono gli automatismi salariali previsti fino a oggi e solo  una minoranza potrà mantenere il potere d'acquisto se lavora di più in una azienda che va bene, e solo questa minoranza avrà meno tasse sulla busta paga.

Il famoso risparmio delle famiglie italiane è stato eroso del 64% L'indebitamento medio delle famiglie ormai supera i €20 mila. Per sopravvivere alla crisi si vende anche l'oro: negli ultimi due anni 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro e altri oggetti preziosi.

Verso regioni, province e comuni si registrano minori trasferimenti statali per quasi €8,4 miliardi in tre anni. Per i cittadini questo significa meno servizi e più tasse locali. Nel 2012 i contribuenti hanno versato €3,5 miliardi a Comuni e Regioni, senza ricevere in cambio adeguati servizi sociali.

Il declino industriale del paese si avverte nel calo del fatturato (-4% sul 2011), della produzione (-5,2%), degli investimenti pubblici e privati (-7,2%), degli investimenti in macchinari e attrezzature (-10,6%).

Ci sono 160 crisi industriali in corso col rischio di perdere altri 300.000 posti di lavoro oltre ai 124.700 già persi. Nel 2012 sono state stimate un miliardo di ore di CIG con 510 mila lavoratori coinvolti.

La disoccupazione è salita al 10,8%. La riduzione salariale non ha portato a maggiore occupazione, semmai è successo l'esatto opposto. La disoccupazione di massa è stata ricercata apposta dal governo per costringere i lavoratori a piegarsi a maggiore sfruttamento. Si conta un esercito di quasi 3 milioni di senza lavoro. Impressionante il tasso di disoccupazione giovanile, che è al 36,5%! Il 50% di tutta la forza-lavoro ha un contratto precario.

Il famigerato spread è sceso sotto i 300 punti base non certo per le politiche del governo Monti (anzi lo spread saliva ogni volta che venivano emessi provvedimenti di austerity), bensì per la espansiva politica monetaria della BCE verso le banche. Fuga degli investitori stranieri dai bond italiani (quasi un mld di euro di titoli in meno dal 2010).

Le politiche di austerity hanno colpito anche le spese per la tutela dell'ambiente, ma non le spese per le opere devastatrici come il TAV. Aumentano anche le spese militari: dai €19.962 milioni del 2012 a €20.935 nel 2013.

In questa situazione, la resistenza alle politiche del governo e dei padroni ha visto in particolare due movimenti rilevanti: quello NoTAV in Piemonte contro la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità che devasterà un'intera valle; quello sindacale contro le politiche classiste ai danni dei lavoratori del settore pubblico e privato. Movimenti che la FdCA ha sostenuto nel territorio e nell'intervento sindacale.

Nel 2012 di crisi, la FdCA ha portato avanti un intervento per la difesa dei beni comuni, per lo sviluppo della proprietà collettiva, della mutua economia solidale e del mutuo appoggio, allo scopo di far crescere alternative a prassi libertaria praticabili ed estendibili nel territorio.

Mentre è in atto una riflessione sulla sconfitta sindacale subita e su come ricostruire nei territori nuovi valori e nuove pratiche di unità di classe che superino l'appartenenza di settore e di categoria a fronte dell'espandersi del precariato.


Segretariato Internazionale

Federazione dei Comunisti Anarchici

17 gennaio 2013